Le barche a vela, di ogni tipo, siano esse dei mono, dei multi, dei foiler o di qualsiasi altro genere, sono sempre state, fino a pochi anni orsono, dei mezzi intrinsecamente lenti che tutti i progettisti, regatanti, velai e tecnici di vario genere, hanno cercato di rendere più veloci.
Ma l'acqua, quando si va forte, è dura; il mare ed a maggior ragione l'oceano sono capaci di generare forze neppure immaginabili; raffiche, temporali, burrasche eccetera fanno il resto.
Circa vent'anni fa vi furono le prime avvisaglie al riguardo del fatto che la velocità può essere pericolosa: i francesi inventarono dei catamarani con albero alare, di cui non ricordo il nome (inteso come classe o raggruppamento) e si resero conto che, pur avendo prodotto oggetti bellissimi, di estremo interesse, veloci come nessuna barca d'altura precedente, in caso di maltempo essi diventavano ingestibili per la velocità non controllabile dovuta alla sola spinta del vento sull'albero, largo più di due metri.
Poi sono arrivati, in campi molto differenti, i 18 piedi australiani coi primi foil, i 49er nelle Olimpiadi, i Moth che regatano in pieno sostentamento idrodinamico, gli AC72 nell'ultima Coppa America, ora questi MOD 70 .
Tutti oggetti di grande interesse tecnico, velocità senza precedenti, fascino indiscutibile ... però ...
Semplicemente si è giunti al punto, come nell'automobilismo ai tempi della 1000 Miglia e dei Gran Premi degli anni trenta e degli anni cinquanta, in cui ci si è dovuti porre un problema nuovo: quello di inventare delle formule, dei regolamenti, dei dispositivi idonei a rallentarne la corsa, per riportare le vetture ad essere effettivamente gestibili dagli uomini nell'ambito di circuiti possibili, cioè non su un lago salato con una squadra di pompieri ed una autoambulanza pronti ogni cinquanta metri.
Qualcosa di simile è accaduto anche per le motociclette da corsa e per lo sci alpino: l'evoluzione dei materiali e delle tecniche hanno talmente migliorato i materiali nelle prestazioni, da renderli pericolosissimi ed ingestibili dall'uomo, che ha dei suoi limiti fisiologici invalicabili.
Ora sta accadendo la stessa cosa alla vela: il problema di oggi è quello di escogitare delle norme e dei regolamenti idonei per rallentare le barche, altrimenti bisogna inventare, cosa tecnicamente ormai facilmente realizzabile, dei droni a vela.
Il problema è che la vela, più ancora della guida e dell'automobilismo sono certamente non solamente uno sport, essendo da sempre un insieme di sensazioni, di interazioni col mare e con la natura, un duello con gli altri concorrenti nel caso della regata, tali da attrarre oltre ogni limite gli uomini avveduti, conoscitori del mare, del senso dell'avventura e della competizione, in una parola del bello del vivere.
Questa è la vera novità!
Anche perché non credo davvero possa essere piacevole od attraente andare in barca col casco, la bomboletta d'ossigeno ed il paraschiena come si è visto nell'ultima Coppa America!
Io stesso preferirei fare una regata con dei Corsaire tutti uguali a 2,5 nodi piuttosto che bardarmi in quella maniera, trasformandomi in un astronauta marino, solo per passare prima i trenta, poi i quaranta nodi, poi si vedrà!
Ecco perché rinascono tante classi antiche: il Dinghy 12' , il Dragone, il Flying Dutchman, la Star (che è all'inizio del suo recupero, lo spero), il 505 e perfino il meno riuscito Snipe: forse non sono veloci come i progetti più moderni, però navigano bene e permettono ottime competizioni (intese come confronto con gli avversari), possono affrontare quasi tutte le condizioni meteo mantenendo assetti decenti (questo non vale per il Dinghy 12' e per lo Snipe), dimostrando di essere delle vere "macchine da regata", capaci di esaltare il divertimento e l'abilità del velista più di ogni altro oggetto, teoricamente più moderno!
Ecco perché io sono felicissimo del mio Finn (un po' meno del mio Snipe ...), senza arrivare all'esagerazione di lentezza del Corsaire di cui ho detto prima!
Ecco perché ancora oggi in molti autodromi inglesi si organizzano competizioni per le Lotus Seven che, nella loro lentezza, esaltano le doti ed il piacere della guida, della sbandata controllata e, con qualche aggiornamento recente, non sono pericolose come un tempo!
Pur nelle loro profonde differenze, in quasi tutti gli sport basati su un mezzo tecnico, l'evoluzione nei materiali e nella progettazione portano a doverne gestire l'evoluzione futura in questi termini.
Oggi ciò è vero anche e perfino per il canottaggio: se non vi fossero dei regolamenti stringenti che da sempre normano il sedile mobile oltre alla geometria ed all'impiego del remo come unico possibile mezzo di propulsione, le lunghissime canoe che tutti conosciamo sarebbero scomparse soppiantate da più piccoli natanti capaci di sollevarsi sui propri foil, propulsi da eliche di superficie mosse da pedali.
Simili oggetti già esistono, "navigano", nel senso che si muovono sull'acqua, vanno ben più veloci delle canoe tradizionali e, solamente grazie ai regolamenti (giusti) non sono accettati nelle regate, altrimenti non sarebbe più canottaggio!
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03/10/2016 16:11