Aggiungi un commento

Antonio Vettese (non verificato)

Io penso che i media, se non altro per rispetto del mestiere che ho fatto finora, abbiano una funzione e che talvolta siano anche ascoltati. Non è un concetto molto moderno, perchè l'informazione è comunque molto più inquinata dalle "pressioni" di qualche anno fa. E i modi di esercitarle sono diventati un'arte. Se guardo al passato vedo che, per esempio, la cattiva stampa ha demolito lo IOR (si il vecchio sistema di stazza) perchè non riusciva a capirlo e adesso con qualche correzione sarebbe una ottima regoletta per fare box rule meglio della TP etc etc. Lo dico a ragion veduta perchè al forum dei designer all'Estoril se ne è parlato: non sono pochi quelli che dicono via le predizioni e l'IMS e ritorno al semplice almeno per delle level class. La stampa stupida ha appoggiato le stupide scelte fatte per l'Admiral's Cup portandola alla fine: era perfino più della della Coppa, più "affordable": togliere la Fastnet Race e introdurre i monotipi, che si sono sempre dimostrati un atto terminale per i grandi eventi che comunque hanno bisogno del gioco del progetto. Dunque che possa succedere che facciamo danni alla Coppa America è un pericolo reale, succede che chi decide come e quando investire i soldi sia in generale poco edotto del nostro sport, e che viva di suggestioni. Indotte anche dalla stampa e dal sentito dire (uno alimenta l'altro e viceversa). Ho cercato di farmi una opinione su questa Coppa: mi piace il cambiamento, i cat, le ali. Ho parlato con John Marshall (uno scienziato della vela che ha lavorato con Dennis Conner per Stars & Stripes 88) e mi ha confortato: "se sali su una di quelle barche non vuoi più scendere". Questo, credo, è quello che ha convinto Coutts. Ho studiato a fondo i costi e sono convinto che non serva di più di una campagna vecchio stile, anzi forse meno. Vele e uomini costano tanto di meno, c'è l'incognita ala, e intanto è in arrivo una modifica al protocollo che richiederà una taglia unica e non due. I budget di cui si parla, i cento milioni, non sono "tecnici", sono i soliti budget con specchietti per le allodole etc etc. Non dimentichiamo che Peter Blake ha portato via la Coppa nel 95 con 37 miloni di dollari, e che tre anni prima America Cubed ne aveva spesi almeno 120 costruendo barche che non sapeva costruire, con strutture d'aereo nate al MIT. Se non avevano il vituperato Peterson e l'intuizione che potevano togliere drasticamente superficie a pinna e timone finiva diversamente. Quello che è criticabile della prossima Coppa dunque non è la barca ne il percorso, ma il modo di costruire l'evento. Io insomma dividerei il problema. Il vero problema, per chi doveva darsi da fare a raccogliere le risorse, sono stati i dubbi infiniti su date e luoghi. Ancora non sciolti. Il programma messo in piedi, con troppi eventi per i cat 45 e poi per i 72, il modo di raccogliere e sostenere i potenziali sfidanti (perchè attenzione, Coutts per primo vuole i partecipanti per lo spettacolo, e qualcosa deve condividere se li vuole davvero) quello non mi sembra funzioni. Adesso c'è un uomo di marketing e sport a dirigere le operazioni, ma temo lo farà pensando al calcio e a sport consolidati. La vela non è uno sport consolidato, quello che non capiscono in tanti (e forse anche molti colleghi) è che prima di pretendere bisogna avere audience. I popolo dei tifosi si muove solo se riconosce contenuti, non c'è operazione concertata di comunicazione che tenga: il popolo si muove solo per il cuore dei campioni che vincono. Allora la prima domanda è: la vela ha campioni veri, che infiammano il pubblico? Il tifo non nasce dalle regole o dalle barche, cat monoscafi etc, ma dalle persone. Alcune delle cose scritte contro questa Coppa sono un po' vere: a lavorare davvero sembrano essere solo in due: Oracle e Artemis. TNZ lo ha fatto con un team di progettisti forte, ma sembra fermo. Gli altri a mio avviso ci provano. Insomma, esiste un rischio che la Coppa del 2013 abbia solo un Challenger e un Defender. Artemis e Oracle, Cayard e Coutts che quando erano entrambi fuori dalla Coppa, messi in panchina per l'esuberanza delle loro personalità dagli armatori che avevano avevano progettato un circuito anti coppa con i multiscafi.... La cosa moderna che il popolo dei velisti dovrebbe cominciare a fare è a divorziare dalla figura del padre/armatore. Sono troppo pochi i velisti che sanno mettersi in gioco in prima persona come, per fare un esempio eccellente, ha fatto a suo tempo Dennis Conner. Al momento nessuno crede in una struttura professionale, che sa gestire lo sport e il marketing. Tutti pensano di dover avere un "armatore" che paga e gestisce. Certo è tranquillizzante, ma anche limitante. Se esistessero davvero dei team professionali (non quelli fatti in casa con la mamma e la fidanzata per il rischio di perdere il controllo, ma fatti da persone forti nei loro campi di riferimento) consolidati forse (dico forse con speranza) ci sarebbero stati degli sfidanti veri subito pronti per la Coppa. La crisi della Coppa, come quella del giro della Volvo Race, è probabilmente reale, ma è anche il sintomo di un sistema e di uno sport che fatica a consolidare la sua immagine e i suoi contenuti. La Coppa e solo la punta dell'iceberg di un mondo che deve complessivamente riflettere perchè per troppo tempo si è contentato di considerare pubblico i partecipanti.