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14/11/2013 - 19:59
TRANSAT JACQUES VABRE
TRANSAT JACQUES VABRE
Bet1128, che rimonta!
E Fantastica corre
E Fantastica corre
!--paging_filter--strongGaetano Mura e Sam Manuard, a bordo di Bet1128, stanno rapidamente guadagnando posizioni dopo il pit-stop effettuato a La Coruña, in Spagna. Anche Pietro D'Ali' e Stefano Raspadori su Fantastica sono in netto recupero. Ad oggi, decisamente positivo il bilancio della partecipazione italiana/strong!--break--br /
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emAtlantico, al largo delle coste portoghesi, 14 novembre 2013/em - Appena due giorni fa, o meglio due notti fa, su Bet1128 era successo l'inimmaginabile: un disalberamento, le vele in acqua, l'elettronica di bordo fuori uso. Poteva essere la fine per qualunque equipaggio, ma non per il team di Bet1128, il Class40 progettato da Sam Manuard, co-skipper di Gaetano Mura.br /
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Tirate le vele a bordo, issato l’albero in piena notte e senza alcuna assistenza, pena la squalifica, Gaetano e Sam hanno ripreso la navigazione. Uno stop forzato a La Coruña, dove il lavoro febbrile della squadra intervenuta dall’Italia ha permesso a Bet1128 di lasciare il porto dopo 8 ore e rimettersi in gioco.br /
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Rapidamente, Bet1128 riaggancia la flotta. Gaetano e Sam vantano una lunga esperienza agonistica e di navigazione. Assieme hanno corso l'ultima Horta – Les Sables, classificandosi al terzo posto, mentre Sam vanta la vittoria della precedente edizione della Jacques Vabre sul Multi 50 “Actual”.br /
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Rientrati in ventunesima posizione (alla partenza da Le Havre Bet1128 era in quarta posizione), su un totale di 26 barche di Class40, la loro esperienza e la motivazione li hanno portati già a guadagnare ben tre posizioni, portandosi al contatto visivo con il cuore delle flotta.br /
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Un'impresa titanica, considerando che ancora non ci si trova in pieno oceano dove le condizioni di vento e gli spazi aperti possono condizionare molto l'andatura. Qui invece la determinazione a tornare in gara, dopo averci creduto anche quando tutto sembrava spacciato, è il fattore che ha fatto la differenza. A questo si aggiunge la grande coesione fra i due skipper, e la loro ottima conoscenza dell’imbarcazione.br /
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Ma c'è un altro team azzurro che si sta facendo valere: è l’equipaggio di Fantastica, ovvero Pietro D'Alì - genovese - e Stefano Raspadori - ravennate. I due hanno sempre navigato in posizione centrale rispetto alla flotta ma ora, mentre ci si stacca dalla penisola iberica per puntare verso Madeira, stanno spingendo sull'acceleratore. Nell'ultima giornata di navigazione hanno guadagnato anche loro tre posizioni, e ora si trovano a ridosso dei primi dieci.br /
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Fra l'altro D'Alì e Mura, seppure avversari, rispettivamente su Fantastica e Bet1128, si conoscono bene e da lungo tempo: prima della partenza si sono incontrati diverse volte in banchina, per scambiarsi pareri e consigli. Certo gli imprevisti sono sempre in agguato, ma la grande forza di questi atleti è quella di trovare sempre l'energia di reagire e dare di più.br /
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strongGLI ALTRI ITALIANI ALLA VABRE/strongbr /
Alessandro Di Benedetto e Alberto Monaco sono al 9° posto tra gli IMOCA 60 con il “vecchio” e glorioso Team Plastique. Ma come sempre sono tra i più comunicativi verso il pubblico di appassionati. Andrea Mura sul Multi 50 Rennes Metropole, in coppia col francese Gilles Lamiré, occupa la terza posizione su quattro rimasti in gara dopo la scuffia di Akema e la rottura di uno scafo su Maitre Jacques.br /
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strongAKEMA E IL RADDRIZZAMENTO IMPOSSIBILE/strongbr /
Lalou Roucayrol e Mayeul Riffet, i due skipper di Akema sono stati recuperati dopo 4 giorni nella cabina del loro trimarano rovesciato, in appena 2 metri quadrati. Ora sono al sicuro a bordo del rimorchiatore olandese West. Insieme all’equipaggio olandese i due velisti sembrano intenzionati a tentare il raddrizzamento del trimarano. Una procedura che finora ha avuto successo solo una volta, nel 2005 con l’hydroplano di Yves Parlier, e consiste in una rotazione facendo leva sulla poppa sommersa. Prima si affonda la poppa nell’acqua e quindi si collegano due cinghie alla parte anteriore del scafo centrale del trimarano e infine si tira la barca a bassa velocità. La carena dovrebbe affondare per le 4 tonnellate di zavorra, e la barca voltarsi lentamente di 180°. Si tratta di una manovra complessa, soprattutto nelle attuali condizioni di mare, e il successo non è garantito. L’idea è di rimorchiare la barca in un porto portoghese, ma farlo da capovolta rischierebbe di fare maggiori danni.br /
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