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16/08/2013 - 00:50

Le riflessioni di un navigatore

Gaetano Mura,
il mio oceano

E’ il più attivo navigatore solitario italiano del momento sulla Class 40. Dopo il buon piazzamento alla Les Sables-Horta e ritorno, è pronto per il grande salto: la Transat Jacques Vabre. In questo articolo le sue riflessioni sulla regata fatta e quella da fare. Da leggere


Un navigatore è super impegnato, nel preparare le sue imprese, la barca, nel gestire gli sponsor, nel definire strategie, meteo, attrezzature. Nel fare scelte. Il tempo non basta mai, e per questo spesso i navigatori sembrano personaggi “chiusi” in se stessi, difficili da comprendere e da avvicinare. Non sempre è così. E quando un marinaio come Gaetano Mura si ferma a riflettere, e scrive le sue considerazioni - tecniche, umane, veliche... oceaniche - è sempre un bel momento, una occasione da cogliere. Vi offriamo questo contributo interessante e istruttivo. Un modo per fare anche un po’ il tifo per Gaetano.

Prologo
Due anni dopo la partecipazione alla Transat Mini del 2009 presento – l’8 agosto 2011 nel mio paese, Cala Gonone – il mio progetto di navigazione per i prossimi tre anni. Non ho lo sponsor, ma tante idee. Sono passati due anni da quella serata estiva e in questi 24 mesi sono riuscito a trovare gli sponsor – a iniziare dal main – sponsor Bet1128  - e realizzare i primi obiettivi:  le regate nel Mediterraneo nel 2012 – primo posto alla Palermo – Montecarlo e secondo alla Middle Sea Race – e quelle oceaniche nel 2013. La prima – Les Sables Horta Les Sables – che mi ha dato la soddisfazione di salire sul podio nella seconda tappa e la seconda, la Transat Jacques Vabre, che sto preparando. Due anni intensi e ricchi di sacrifici e gioie. Il lavoro e l’impegno da spendere è ancora tanto, ma posso fare un primo bilancio.  

Les Sables Horta Les Sables
Sono soddisfatto delle prime due regate in Mediterraneo - Palermo – Montecarlo e la Middle Sea Race – ma per un navigatore nel cuore c’è soprattutto l’ Oceano. Non è stato facile arrivarci, in tutti i sensi. Ma il 4 luglio con bet1128 e insieme al mio compagno di regata Sam Manuard ero sulla linea di partenza della Les Sables Horta Les Sables.

La Prima tappa
Una super-partenza,  in testa. Tutto bene.  Poi a Capo Finisterre  abbiamo perso qualche posizione. Il passaggio di  Finisterre   è sempre molto delicato:  a volte si può essere spostati di poche miglia per avere intensità di vento e di onda diverse. Noi abbiamo avuto 28/30 nodi di vento, con punte a 35,  e un onda ripida molto corta.  In quelle particolari  condizioni abbiamo pensato che la vela giusta a prua sarebbe stato lo spi medio terzarolato e due mani alla randa, ma avevamo a bordo uno spi medio senza possibilità di essere ridotto: abbiamo dato il cinque, forse un po’ sotto involati a prua e una sola mano alla randa anziché 2. Una configurazione forse non ottimale per un'onda così corta nella quale la barca tende inevitabilmente a infornare.  Certo che con 30/35 nodi di vento, la barca che fa punte di 22 nodi, sembra un bel andare,  ma il livello generale è  molto alto tra barche e marinai e mezzo nodo fa la differenza. Abbiamo incassato il colpo. E senza dirci niente, abbiamo iniziato ad attaccare. Sapevamo che la bonaccia finale avrebbe rappresentato un'opportunità. Così è stato. L'abbiamo sfruttata. Concludendo con un soddisfacente sesto posto.

Seconda tappa
Siamo partiti agguerriti, più consapevoli. Concentrandoci sulla strategia e sulla meteo non facile e rimanendo convinti di ogni decisione presa. Una serie di problemi tecnici non da poco - compreso qualche dolore alle mie costole, rotte in una scivolata - non hanno influenzato la determinazione nella ricerca dell'obiettivo. Abbiamo reagito ridendo a tutte le sfighe e questo ha fatto bene al morale e al risultato finale. La decisione fondamentale è stata  di andare molto a Ovest, a cercare il vento e approcciare l'arrivo da Nord. Ci saremo aspettati prima il rallentamento del gruppo più a Sud – con MARE e  Champagne…., tra gli altri  –, continuare a vederli viaggiare a 8 nodi ha iniziato a preoccuparci. Ma siamo rimasti convinti della nostra scelta,  che ci ha dato ragione. Sul finale, in seconda posizione, il vento ha preso la destra costringendoci a scendere più bassi e avvantaggiando Eärwen che, beneficiando di un angolo migliore, ci è passata avanti. Dispiace inevitabilmente, ma nulla toglie alla gioia di salire sul podio di questa bella regata oceanica.

Il rapporto con Sam (Manaurd)
Con Sam è stata la prima regata insieme – avevamo condiviso, dopo la Route du Rhum, la traversata oceanica con il class40 quasi gemella della mia bet1128 ed è stata un’esperienza molto istruttiva  che ha dato i suoi frutti,  di cui ha beneficiato la mia barca allora ancora in costruzione – e ci eravamo già detti, durante la preparazione, che saremo stati più performanti nella seconda tappa. Infatti ci siamo allenati durante la prima. Devo dire però che, a parte piccoli dettagli, la barca è arrivata pronta a Les Sables d'Olonne. Lo stesso Sam si è complimentato per la messa a punto, la barca ha beneficiato – dal varo fino ad oggi – delle buone scelte fatte  e delle diverse collaborazioni. A iniziare dagli allenamenti e della messa a punto con Riccardo Appolloni - in Sardegna e a Malta - e dalle regate in equipaggio alla Palermo Montecarlo e alla Middle Sea Race. Con Sam alla Les Sables si è affinata l’intesa perché ha sposato, con il massimo coinvolgimento, il progetto. Soprattutto, ma non solo, perché ha condiviso quella che è soprattutto una sua grande dote: un istinto speciale per tutto quello che è equilibri e forme. Con Sam c’ é prima di tutto un rapporto di amicizia e una bella intesa, requisiti fondamentali per entrambi.

Obiettivo Jacques Vabre
E' ovvio e scontato che si punta in alto. Ma ho anche un'altra ambizione personale come obiettivo, in questa regata, qualcosa di più coerente al mio modo di essere e che mi spinge a fare tutto questo. Si tratta di una grande opportunità e gli ingredienti ci sono tutti: due mesi di preparazione al centro di allenamento per navigatori oceanici a Lorient - è sempre stato un mio sogno - poi un compagno di regata che non ha bisogno di presentazioni, nonché progettista della mia barca, e con il quale c'è un gran feeling. Poi una barca ben costruita e ben armata che ha già dimostrato le sue potenzialità. Al di là del lato sportivo, di altissimo livello, questo lungo viaggio sarà  per me una’altra grande esperienza di vita e un’avventura che vale la pena di vivere a pieno. Nella concentrazione di una gara, dove l'obiettivo è sempre e solo andar veloci, è facile dimenticarsi il valore di quello che si sta vivendo. Il massimo é viverne appieno il più possibile. Ci proverò.

La traversata di terra: Il lavoro che sta dietro
In questi due anni, in questi ultimi mesi ho avuto pazienza. E ne avrò ancora perché voglio arrivare a navigare in solitario -  la navigazione che preferisco - allenato e con una barca che conosco molto bene. Il primo obiettivo in solitario è la Rhoute du Rhume 2014.  In una prestazione agonistica specie dove c’é anche un mezzo -   una barca, una macchina, una moto da preparare - e dove il livello generale é alto, il risultato é  casuale, ciò che non é casuale é la prestazione. Il risultato si costruisce a terra innanzi tutto, lavorando sodo sulla barca e su se stessi, ma il lavoro più grande, quello che non si riesce mai a spiegare per intero  é tutto il resto: gestione e organizzazione a 360gradi del progetto. Sono soddisfatto del lavoro fatto e di questo risultato che per me ha un valore enorme. Continuerò  così come ho sempre fatto. Senza smettere mai di crederci.

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