Storia | Regata > Coppa America
25/08/2013 - 21:35
Il nostro blogger Marco Cambi ha pranzato alla Base di Luna Rossa con Francesco Bruni
Il nostro blogger Marco Cambi ha pranzato alla Base di Luna Rossa con Francesco Bruni
A pranzo con Checco
di Marco Cambi
Il nostro blogger Marco Cambi ha pranzato alla Base di Luna Rossa con Francesco Bruni, il tattico che cadde sulla terra. La Coppa e le Olimpiadi, l’AC72 i rischi e le manovre spiegate, i neozelandesi e gli americani, la famiglia di Luna Rossa, le sue passioni. Una chiacchierata con un non giornalista, e quindi da non perdere!
Mercoledi 21 Agosto 2013. San Francisco. E’ un grande giorno: incontreremo Francesco Bruni alla base di Luna Rossa al Pier 30-32 non distante dal Bay Bridge. Il nostro obiettivo è farci spiegare da Francesco qualcosa di più di su queste barche-mostri, sulla loro conduzione e naturalmente sul suo ruolo di tattico a bordo.
Mattinata di tregua a San Francisco che per qualche ora non è all'altezza della fama attrubuitagli da Mark Twain: "The coldest winter I ever saw was the summer I spent in San Francisco. - L'inverno più freddo che abbia mai visto è stata l'ultima estate a San Francisco". Il sole picchia da protezione 30 ma l'aria gelida è sempre letteralmente 'dietro l'angolo', siamo avvolti da una sensazione caldo-freddo tipo tarda estate sulle Dolomiti, mentre gli skaters, con i loro shorts di velluto, sfrecciano sotto il Bay Bridge lungo The Embarcadero.
La Base di Luna Rossa si trova un paio di miglia più a sud del AC Park ai Pier 30-32 sulla baia con vista su Oakland. Il Bay Bridge, si staglia là sopra, alto, immanente, con le auto che lo attraversano senza sosta, vuole quasi ricordarci come ci sia sempre qualcosa 'che sta sopra'. A giudicare purtroppo dallo scarso interesse degli americani per questa Coppa probabilmente chi sta passando lassù in questo momento non sa nulla di questa Base, di Luna Rossa, di questa Coppa.
Francesco è impegnato con i diversi team della squadra e rimbalza di una riunione all'altra, più tardi ci confermerà che sono molti i miglioramenti che il team sta realizzando di giorno in giorno. Ogni singolo minuto è importante per sviluppare, per migliorare, per ridurre la distanza dai Kiwi.
Nell'attesa non ci annoiamo di certo, abbiamo la fortuna di poter vedere da vicino le ali che stanno appese in uno dei 2 Hangar. La rottura di ieri alle pulegge che regolano il twist sotto la base dell'ala è un lontano ricordo, il lavoro incessante dello Shore Team ha fatto tornare l'ala come nuova.
Non si legge rammarico per questa rottura ma piuttosto consapevolezza di come la barca stia crescendo, per la prima volta Race 3 (fino a quando è durata) è stata una regata vera: due AC72 che lottano fianco a fianco a oltre 35 nodi.....roba da brividi che noi abbiamo provato seguendo la regata dal molo del Golden Gate Yacht Club sede del club dei Defender al centro della Bay non lontani dalla prima boa del percorso.
Francesco è ancora impegnato, cambiamo programma, pranzeremo insieme alla mensa della base e ci faremo una chiacchierata durante il pranzo... non giocherò più alla lotteria, ho già vinto oggi.
Mi prendo un piatti di maccheroni al sugo e mi siedo davanti a Francesco, cerco di rimanere lucido quando capisco di essere al tavolo accanto a Chris Draper e Pierluigi De Felice, 'Hi, nice to meet you, Chris...'. Vorrei fermare il tempo e complimentarmi con lui per la partenza spettacolare del giorno prima e per il primo lasco da brividi, per la sua carriera olimpica... ma non abbiamo tempo, sono qui per parlare con Francesco e devo riuscire a cogliere quanto possibile da ogni sua parola.
Vorrei capire di più di queste barche e capire come un comune velista 'mortale' possa immaginare come si conducano, magari partendo dal confronto con barche più note e più umane. Francesco pur vivendo probabilmente uno dei giorni più impegnati della sua vita, resta sorridente, disponibile, appassionato.
Lo conosciamo appena ma già lo ammiriamo non solo per per il suo talento, ma ancora di più per la capacità di restare se stesso in ogni situazione. Conosciamo bene le sue doti di velista, i suo fiuto per il vento, la sua esperienza, il suo talento unico, quante volte negli ultimi anni ci siamo esaltati sentendo telecronisti internazionali urlare il suo nome con accento inglese 'Francèsco Bruni'.
Per rompere il ghiaccio verso un po' d'acqua ed inizio con le domande.
Quanto è stata importante la tua esperienza olimpica sui 49er per navigare su queste barche? In questa Coppa siete in tanti ad esserci passati (ad esempio Chris...), è un caso ?
L'esperienza sui 49er è stata certamente fondamentale per me soprattutto per capire le logiche del vento apparente e come sia possibile crearsi il vento sfruttando la propria velocità. Tutte le esperienza sono importanti, certamente sono state importanti anche le poche esperienze sui catamarani, una volta ho fatto un secondo posto come prodiere ad un campionato italiano di Hobie-Cat......
Lo dice come se fosse stato un passatempo, ma non un passatempo inutile se pensiamo alle sue doti di velista ecclettico che rimangono uno dei suoi punti di forza. Eccletismo ed Entusiasmo, ecco cosa ammiriamo di più di Francesco, ecco perché siamo qui a parlargli oggi.
Andiamo poi avanti qualche minuto a parlare delle differenze di catamarani e monoscafi concordando sul fatto che il gioco dei pesi non sia così evidente sui multiscafi e che la sola esperienza su queste barche potrebbe essere limitativa.
Per dare dare la possibilità ad un comune velista di farsi un'idea più precisa. A quale barca si potrebbero paragonare questi mostri ?
Sono barche troppo particolari, non è possibile fare paragoni definitivi con altre barche ma solo prendere una serie di spunti da diverse imbarcazioni.
Pensiamo che effettivamante le ali di 40 metri appena viste coricate nell'Hangar non somiglino a nulla che si sia mai visto prima in mare, quelle ali fino ad ieri servivano soltanto per volare sopra l'oceano.
Veniamo ad una domanda più tecnica riguardo la poggiata, ci puoi descrivere questa manovra anche pensando all'ingavonata dell'altro ieri di ETNZ ? In particolare esiste un modo per fare su queste barche una poggiata 'in sicurezza' ?
Come hai visto la randa viene lascata molto poco, soprattutto se vogliamo fare una manovra agonistica, ci deve essere sempre un giusto mix tra il rischio di lascare poco ma avere tutta la potenza oppure lascare maggiormente, diminuire la potenza ma essere 'più tranqulli'. Inoltre se laschiamo molta ala abbiamo poi bisogno di riportarla al centro dopo avere accelerato e questo 'consuma' la forza dei grainder che in quel momento servono per molte altre cose, ad esempio per regolare i foil.
Ricordiamo che nei filmati di qualche mese fa eravate meno brillanti nelle manovre. Ad esempio sul cancello di poppa vi fermavate 'impennando', che cosa è cambiato ? In che misura è una questione di regolazioni sulla barca piuttosto che di capacità di manovra dell'equipaggio ?
Dipende in gran parte dall'inclinazione degli elevator, le pinne in fondo alle pale sui timoni. E' tutta una questione di trovare la giusta regolazione/inclinazione. E' una delle regolazioni più importanti che non potendo essere effettuata in acqua deve essere fatta in funzione delle condizioni previste, che potrebbero poi cambiare. Anche in questo caso è necessario trovare il giusto mix tra il vento atteso e le prestazioni che voglio avere tra bolina e poppa. Anche l'ingavonata di ETNZ potrebbe essere stata aggravata da una regolazione degli elevator, probabilmente erano regolati per vento atteso più leggero, inoltre se l'elevator del timone sopravento esce dall'acqua l'equilibrio salta, c'è meno portanza per tenere giù la poppa.
Capiamo ancora meglio dopo queste parole come il un regolamento di questa coppa strida in parte con l'evoluzione tecnologica, quei mostri sotto-sotto sono dei ghepardi che corrono con tre zampe, l'impossibilità di regolare gli elevator (cosa possibile ad esempio su un moth da 10 mila Euro) rende necessari degli accorgimenti forzati, è come se Lance Armstrong si potesse dopare ma poi dovesse correre un tappone dolomitico con un solo rapporto fisso...
Un gioco assurdo da una parte, straordinario dall'altra se pensiamo come i progettisti Kiwi abbiano reso possibile l'impossibile facendo volare delle macchine che non erano state pensate per farlo. Comprendiamo ancora meglio i motivi del ricorso di Luna Rossa sulle modifiche che gli americani volevano fare 'in corsa'.
Capiamo ancora meglio come Russel Coutts abbia tristemente perso ogni credibilità davanti al mondo cercando di minimizzare l'effetto di alcuni 'pezzetini di plastica' che stavano sotto il timone.. era come dire di una centrale nucleare 'cosa volete che sia questo è solo un sassolino... alludendo al nocciolo di uranio...’.
Come riuscite a comunicare a bordo, abbiamo visto che avete dei microfoni, sono sufficienti per sentirsi ?
Si, abbiamo dei microfoni ma non bastano, con l'aria, gli spruzzi i movimenti e tutto il resto resta molto difficile capirsi al volo. Possiamo immaginare visto che sul molo del 'The Wave Organ' il giorno prima con 20 nodi (gelidi) avevo difficoltà a farmi capire mentre ordinavo un hot-dog... figuriamoci in foiling a 40 nodi parlarsi per sincronizzare il lavoro di 11 persone...
Barche dislocanti o barche plananti cosa preferisci ?
Mi piacciono tutte e due, non posso dire di preferire una tipologia in particolare ci sono logiche e dinamiche differenti ma ugualmente appassionanti.
La nostra stima per quest'uomo continua a crescere visto che la pensiamo assolutamente allo stesso modo. Siamo inoltre entrambi d'accordo sul fatto che indipendentemente da chi vincerà questa coppa la prossima sarà certamente corsa su barche plananti, a prescindere dal numero di scafi.
Non pensi che da un punto di vista puramente tecnologico tornare ai monoscafi possa essere un passo indietro ?
Non penso, ci possono essere delle barche 'tirate' che garantiscono prestazioni e regate combattute, pensiamo ad esempio agli AC45 o al circuito dei TP52.
Nelle ultime settimane il vostro miglioramento è stato veramente sensibile, rispetto alle regate dei Round Robin vi siete avvicinati molto ai Neozeleandesi.
Stiamo migliorando ancora molto sia la barca che l'esecuzione dell manovre, sono imbarcazioni complicatissime e difficili, arrivare a svilupparle e spingerle al limite richiede mesi e mesi di lavoro. I Neozelandesi sono partiti prima e sono stati sempre più avanti di noi ma l'evoluzione di una tecnologia è una curva ad 'S', ad un certo punto chi è avanti arriva verso la saturazione e chi sta dietro riesce ad avvicinarsi.
A questo punto cerchiamo di fare un paio di domande di tattica anche se sappiamo che in questo campo di regata, con queste regole soprattutto per la presenza dei 'confini obbligati' il ruolo del tattico è un po' frustrato e sappiamo che Francesco non è contento perché non può esprimere tutto il suo talento.
Nella terza regata avete fatto una grande partenza poi dopo la prima boa hai chiamato la strambata, avevi già deciso prima della partenza che lo avreste fatto?
Lo sguardo di Francesco si illumina e sorridendo.
Hai visto quanto abbiamo guadagnato ?! No non avevo deciso prima, la decisione si prende al momento, può dipendere da molti fattori del momento, dalla nostra posizione rispetto agli avversari, da come cambia il vento in quell'istante...
Consideriamo il ruolo del tattico qualcosa di mistico che sta a cavallo tra la previsione del futuro e l'interpretazione delle forze della natura, possiamo quindi capire dal suo sguardo, dal suo sorriso che non avrò bisogno di fargli la domanda successiva cioè se sia più appagante vincere una partenza di un Match-Race, strambare sui foil oppure fare la chiamata tattica giusta perché mi ha già risposto...
Il telefono di Francesco ha già squillato due volte, lo stanno chiamando per altri meeting, la sensazione comune che si respira in Base è che quella curva ad 'S' si possa scalare molto di più di quanto potesse essere pensabile qualche settimana fa, ogni minuto è importante e noi da tifosi speriamo che questo minuto di sviluppo in più possa servire per vedere la prua di Luna Rossa davanti almeno per qualche bordo.
Mentre ci salutiamo ed a piedi torniamo verso gli Hangar ho ancora il tempo di chiedergli un ultima cosa.
Quando la Coppa (il più tardi possibile) sarà finita, su quale barca ti piacerebbe salire, anche solo così per fare un giro ?
Veramente mi piacerebbe, almeno per un giorno, andare a sciare...
Grazie Francesco, Buon Vento e Buona Neve, continua a farci sognare.
Mercoledi 21 Agosto 2013. San Francisco. E’ un grande giorno: incontreremo Francesco Bruni alla base di Luna Rossa al Pier 30-32 non distante dal Bay Bridge. Il nostro obiettivo è farci spiegare da Francesco qualcosa di più di su queste barche-mostri, sulla loro conduzione e naturalmente sul suo ruolo di tattico a bordo.
Mattinata di tregua a San Francisco che per qualche ora non è all'altezza della fama attrubuitagli da Mark Twain: "The coldest winter I ever saw was the summer I spent in San Francisco. - L'inverno più freddo che abbia mai visto è stata l'ultima estate a San Francisco". Il sole picchia da protezione 30 ma l'aria gelida è sempre letteralmente 'dietro l'angolo', siamo avvolti da una sensazione caldo-freddo tipo tarda estate sulle Dolomiti, mentre gli skaters, con i loro shorts di velluto, sfrecciano sotto il Bay Bridge lungo The Embarcadero.
La Base di Luna Rossa si trova un paio di miglia più a sud del AC Park ai Pier 30-32 sulla baia con vista su Oakland. Il Bay Bridge, si staglia là sopra, alto, immanente, con le auto che lo attraversano senza sosta, vuole quasi ricordarci come ci sia sempre qualcosa 'che sta sopra'. A giudicare purtroppo dallo scarso interesse degli americani per questa Coppa probabilmente chi sta passando lassù in questo momento non sa nulla di questa Base, di Luna Rossa, di questa Coppa.
Francesco è impegnato con i diversi team della squadra e rimbalza di una riunione all'altra, più tardi ci confermerà che sono molti i miglioramenti che il team sta realizzando di giorno in giorno. Ogni singolo minuto è importante per sviluppare, per migliorare, per ridurre la distanza dai Kiwi.
Nell'attesa non ci annoiamo di certo, abbiamo la fortuna di poter vedere da vicino le ali che stanno appese in uno dei 2 Hangar. La rottura di ieri alle pulegge che regolano il twist sotto la base dell'ala è un lontano ricordo, il lavoro incessante dello Shore Team ha fatto tornare l'ala come nuova.
Non si legge rammarico per questa rottura ma piuttosto consapevolezza di come la barca stia crescendo, per la prima volta Race 3 (fino a quando è durata) è stata una regata vera: due AC72 che lottano fianco a fianco a oltre 35 nodi.....roba da brividi che noi abbiamo provato seguendo la regata dal molo del Golden Gate Yacht Club sede del club dei Defender al centro della Bay non lontani dalla prima boa del percorso.
Francesco è ancora impegnato, cambiamo programma, pranzeremo insieme alla mensa della base e ci faremo una chiacchierata durante il pranzo... non giocherò più alla lotteria, ho già vinto oggi.
Mi prendo un piatti di maccheroni al sugo e mi siedo davanti a Francesco, cerco di rimanere lucido quando capisco di essere al tavolo accanto a Chris Draper e Pierluigi De Felice, 'Hi, nice to meet you, Chris...'. Vorrei fermare il tempo e complimentarmi con lui per la partenza spettacolare del giorno prima e per il primo lasco da brividi, per la sua carriera olimpica... ma non abbiamo tempo, sono qui per parlare con Francesco e devo riuscire a cogliere quanto possibile da ogni sua parola.
Vorrei capire di più di queste barche e capire come un comune velista 'mortale' possa immaginare come si conducano, magari partendo dal confronto con barche più note e più umane. Francesco pur vivendo probabilmente uno dei giorni più impegnati della sua vita, resta sorridente, disponibile, appassionato.
Lo conosciamo appena ma già lo ammiriamo non solo per per il suo talento, ma ancora di più per la capacità di restare se stesso in ogni situazione. Conosciamo bene le sue doti di velista, i suo fiuto per il vento, la sua esperienza, il suo talento unico, quante volte negli ultimi anni ci siamo esaltati sentendo telecronisti internazionali urlare il suo nome con accento inglese 'Francèsco Bruni'.
Per rompere il ghiaccio verso un po' d'acqua ed inizio con le domande.
Quanto è stata importante la tua esperienza olimpica sui 49er per navigare su queste barche? In questa Coppa siete in tanti ad esserci passati (ad esempio Chris...), è un caso ?
L'esperienza sui 49er è stata certamente fondamentale per me soprattutto per capire le logiche del vento apparente e come sia possibile crearsi il vento sfruttando la propria velocità. Tutte le esperienza sono importanti, certamente sono state importanti anche le poche esperienze sui catamarani, una volta ho fatto un secondo posto come prodiere ad un campionato italiano di Hobie-Cat......
Lo dice come se fosse stato un passatempo, ma non un passatempo inutile se pensiamo alle sue doti di velista ecclettico che rimangono uno dei suoi punti di forza. Eccletismo ed Entusiasmo, ecco cosa ammiriamo di più di Francesco, ecco perché siamo qui a parlargli oggi.
Andiamo poi avanti qualche minuto a parlare delle differenze di catamarani e monoscafi concordando sul fatto che il gioco dei pesi non sia così evidente sui multiscafi e che la sola esperienza su queste barche potrebbe essere limitativa.
Per dare dare la possibilità ad un comune velista di farsi un'idea più precisa. A quale barca si potrebbero paragonare questi mostri ?
Sono barche troppo particolari, non è possibile fare paragoni definitivi con altre barche ma solo prendere una serie di spunti da diverse imbarcazioni.
Pensiamo che effettivamante le ali di 40 metri appena viste coricate nell'Hangar non somiglino a nulla che si sia mai visto prima in mare, quelle ali fino ad ieri servivano soltanto per volare sopra l'oceano.
Veniamo ad una domanda più tecnica riguardo la poggiata, ci puoi descrivere questa manovra anche pensando all'ingavonata dell'altro ieri di ETNZ ? In particolare esiste un modo per fare su queste barche una poggiata 'in sicurezza' ?
Come hai visto la randa viene lascata molto poco, soprattutto se vogliamo fare una manovra agonistica, ci deve essere sempre un giusto mix tra il rischio di lascare poco ma avere tutta la potenza oppure lascare maggiormente, diminuire la potenza ma essere 'più tranqulli'. Inoltre se laschiamo molta ala abbiamo poi bisogno di riportarla al centro dopo avere accelerato e questo 'consuma' la forza dei grainder che in quel momento servono per molte altre cose, ad esempio per regolare i foil.
Ricordiamo che nei filmati di qualche mese fa eravate meno brillanti nelle manovre. Ad esempio sul cancello di poppa vi fermavate 'impennando', che cosa è cambiato ? In che misura è una questione di regolazioni sulla barca piuttosto che di capacità di manovra dell'equipaggio ?
Dipende in gran parte dall'inclinazione degli elevator, le pinne in fondo alle pale sui timoni. E' tutta una questione di trovare la giusta regolazione/inclinazione. E' una delle regolazioni più importanti che non potendo essere effettuata in acqua deve essere fatta in funzione delle condizioni previste, che potrebbero poi cambiare. Anche in questo caso è necessario trovare il giusto mix tra il vento atteso e le prestazioni che voglio avere tra bolina e poppa. Anche l'ingavonata di ETNZ potrebbe essere stata aggravata da una regolazione degli elevator, probabilmente erano regolati per vento atteso più leggero, inoltre se l'elevator del timone sopravento esce dall'acqua l'equilibrio salta, c'è meno portanza per tenere giù la poppa.
Capiamo ancora meglio dopo queste parole come il un regolamento di questa coppa strida in parte con l'evoluzione tecnologica, quei mostri sotto-sotto sono dei ghepardi che corrono con tre zampe, l'impossibilità di regolare gli elevator (cosa possibile ad esempio su un moth da 10 mila Euro) rende necessari degli accorgimenti forzati, è come se Lance Armstrong si potesse dopare ma poi dovesse correre un tappone dolomitico con un solo rapporto fisso...
Un gioco assurdo da una parte, straordinario dall'altra se pensiamo come i progettisti Kiwi abbiano reso possibile l'impossibile facendo volare delle macchine che non erano state pensate per farlo. Comprendiamo ancora meglio i motivi del ricorso di Luna Rossa sulle modifiche che gli americani volevano fare 'in corsa'.
Capiamo ancora meglio come Russel Coutts abbia tristemente perso ogni credibilità davanti al mondo cercando di minimizzare l'effetto di alcuni 'pezzetini di plastica' che stavano sotto il timone.. era come dire di una centrale nucleare 'cosa volete che sia questo è solo un sassolino... alludendo al nocciolo di uranio...’.
Come riuscite a comunicare a bordo, abbiamo visto che avete dei microfoni, sono sufficienti per sentirsi ?
Si, abbiamo dei microfoni ma non bastano, con l'aria, gli spruzzi i movimenti e tutto il resto resta molto difficile capirsi al volo. Possiamo immaginare visto che sul molo del 'The Wave Organ' il giorno prima con 20 nodi (gelidi) avevo difficoltà a farmi capire mentre ordinavo un hot-dog... figuriamoci in foiling a 40 nodi parlarsi per sincronizzare il lavoro di 11 persone...
Barche dislocanti o barche plananti cosa preferisci ?
Mi piacciono tutte e due, non posso dire di preferire una tipologia in particolare ci sono logiche e dinamiche differenti ma ugualmente appassionanti.
La nostra stima per quest'uomo continua a crescere visto che la pensiamo assolutamente allo stesso modo. Siamo inoltre entrambi d'accordo sul fatto che indipendentemente da chi vincerà questa coppa la prossima sarà certamente corsa su barche plananti, a prescindere dal numero di scafi.
Non pensi che da un punto di vista puramente tecnologico tornare ai monoscafi possa essere un passo indietro ?
Non penso, ci possono essere delle barche 'tirate' che garantiscono prestazioni e regate combattute, pensiamo ad esempio agli AC45 o al circuito dei TP52.
Nelle ultime settimane il vostro miglioramento è stato veramente sensibile, rispetto alle regate dei Round Robin vi siete avvicinati molto ai Neozeleandesi.
Stiamo migliorando ancora molto sia la barca che l'esecuzione dell manovre, sono imbarcazioni complicatissime e difficili, arrivare a svilupparle e spingerle al limite richiede mesi e mesi di lavoro. I Neozelandesi sono partiti prima e sono stati sempre più avanti di noi ma l'evoluzione di una tecnologia è una curva ad 'S', ad un certo punto chi è avanti arriva verso la saturazione e chi sta dietro riesce ad avvicinarsi.
A questo punto cerchiamo di fare un paio di domande di tattica anche se sappiamo che in questo campo di regata, con queste regole soprattutto per la presenza dei 'confini obbligati' il ruolo del tattico è un po' frustrato e sappiamo che Francesco non è contento perché non può esprimere tutto il suo talento.
Nella terza regata avete fatto una grande partenza poi dopo la prima boa hai chiamato la strambata, avevi già deciso prima della partenza che lo avreste fatto?
Lo sguardo di Francesco si illumina e sorridendo.
Hai visto quanto abbiamo guadagnato ?! No non avevo deciso prima, la decisione si prende al momento, può dipendere da molti fattori del momento, dalla nostra posizione rispetto agli avversari, da come cambia il vento in quell'istante...
Consideriamo il ruolo del tattico qualcosa di mistico che sta a cavallo tra la previsione del futuro e l'interpretazione delle forze della natura, possiamo quindi capire dal suo sguardo, dal suo sorriso che non avrò bisogno di fargli la domanda successiva cioè se sia più appagante vincere una partenza di un Match-Race, strambare sui foil oppure fare la chiamata tattica giusta perché mi ha già risposto...
Il telefono di Francesco ha già squillato due volte, lo stanno chiamando per altri meeting, la sensazione comune che si respira in Base è che quella curva ad 'S' si possa scalare molto di più di quanto potesse essere pensabile qualche settimana fa, ogni minuto è importante e noi da tifosi speriamo che questo minuto di sviluppo in più possa servire per vedere la prua di Luna Rossa davanti almeno per qualche bordo.
Mentre ci salutiamo ed a piedi torniamo verso gli Hangar ho ancora il tempo di chiedergli un ultima cosa.
Quando la Coppa (il più tardi possibile) sarà finita, su quale barca ti piacerebbe salire, anche solo così per fare un giro ?
Veramente mi piacerebbe, almeno per un giorno, andare a sciare...
Grazie Francesco, Buon Vento e Buona Neve, continua a farci sognare.
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