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17/11/2014 - 14:08

Regata intorno al mondo e intorno all'uomo

La prima tappa VOR
rivista alla moviola

Volvo Ocean Race, il riassunto della prima lunghissima tappa, da Alicante a Cape Town, tra tecniche moderne dI vela oceanica ed emozioni allo stato puro. Per essere pronti al via della seconda tappa...
 

di Alessandro Danese

Lo spettacolo della partenza di Alicante, il passaggio dal Mediterraneo all’Atlantico, Capo Verde e la calma piatta dei doldrums. Un pizzico di Italia con la partecipazione del nostro Alberto Bolzan, passando per il battesimo dell’equatore e i primi venti forti e impegnativi dei “40 ruggenti”, fino all’arrivo nello storico “crocevia velico” di Cape Town. La regata transoceanica è solo all’inizio ma la prima tappa ci ha già regalato emozioni pazzesche nel pieno spirito Volvo Ocean Race tra natura, uomo e avventura. 

Le speranze e le aspettative che si respiravano ad Alicante non sono state disattese, certo vedere la propria prua libera passare per prima ad ogni tappa è l’auspicio di ognuno dei 66 velisti impegnati nella Vor, ma è altrettanto vero che in una regata come questa non solo conta sempre e comunque arrivare ma la possibilità di godersi ogni istante di navigazione vissuto a bordo dei Vo 65 in compagnia dell’equipaggio è evidentemente già una grande vittoria.

1. Le ragazze in testa a Gibilterra
E solo dopo pochi giorni di navigazione, a tre giorni esatti  dal ‘via’ di Alicante, il passaggio dello  “Stretto di Gibilterra” ha rappresentato la prima storia nella storia di questa Volvo Ocean Race, con le ragazze del team Sca prime ad attraversare le lunghe braccia tra Europa e Africa che accompagnano il passaggio dal mare all’oceano e segnano di fatto l’inizio del giro del Mondo. Grazie ad una scelta del tattico Libby Greenhalgh, attraversare lo Stretto da nord costeggiando la costa andalusa mentre il resto delle imbarcazioni navigava costeggiando il Marocco, il team tutto femminile ha passato per primo Gibilterra scrivendo praticamente la prima pagina del lungo libro della transoceanica Volvo.

2. Le calme equatoriali vinte a scacchi da Abu Dhabi
L’entrata in Atlantico è il preludio forse al primo ostacolo della traversata. Venti forti?! No, ancora troppo presto. Il primo spartiacque  della Vor invece è stata proprio l’assenza di vento tipica della zona delle calme equatoriali: i doldrums,  una vera e propria depressione atmosferica generata dal giro dei venti nell’emisfero nord e quello inverso che soffia dal sud. Uno stallo micidiale per questi bolidi oceanici che rischia praticamente di piantarli in mezzo al mare con una sensazione surreale di impotenza che stona come ‘canti degli alpini’ in pieno oceano. E qui la lotteria della tattica e della strategia di regata l’hanno vinta il team arabo-inglese Abu Dhabi e gli olandesi di  Brunel, che già nel passaggio delle isole di Capo Verde avevano deciso di rimanere a ovest, optando per un approccio occidentale alla zona delle calme equatoriali e uscendone evidentemente vincitori.

3. L'Equatore e i riti per il battesimo del passaggio
Proprio l’equatore poi rappresenta un’altra bella storia nella storia delle traversate oceaniche e una tappa fondamentale con un carico di emozioni indimenticabili per la vita di ogni marinaio. E allora la Volvo Ocean Race ha lasciato per un po’ la tattica e la strategia, i numeri e l’aspetto competitivo della regata per riabbracciare forte avventura e spirito marinaresco. Ed ecco il “battesimo del passaggio all’Equatore”  tanto temuto dai novelli oceanici, come ci aveva raccontato ad Alicante un emozionato Alberto Bolzan alla sua prima Vor, che appunto vengono battezzati dal resto dell’equipaggio con una cerimonia a dir poco spiritosa. In pieno oceano sono spuntate barbe bianche e forconi di Nettuno tra tagli di capelli improbabili, prove da superare e ‘spalmate di rifiuti’ che hanno praticamente segnato il battesimo dei novelli. L’ennesimo meraviglioso spettacolo che abbiamo vissuto ‘in diretta’ ancora una volta grazie agli onboard reporters, i navigatori multimediali a bordo di ogni team, l’ennesimo spettacolo dell’altalena emozionale della Vor  fatto di pura regata e di tanta avventura.

4. A Dongfeng l'oscar degli imprevisti (e dell'abilità nell'uscirne)
La corsa verso Cape Town ci ha consegnato inoltre la grande forza degli equipaggi, ottimi marinai e navigatori ma all’occorrenza esperti e capaci ‘meccanici’. Piccole sistemazioni ordinarie si sono registrate su tutti i Vo 65 ma la corona dei “ re delle riparazioni“ per ora va all’equipaggio franco-cinese Dongfeng, protagonista di un cambio in corsa di un timone dopo aver urtato un oggetto non identificato. La sostituzione ha comportato mezzora di stop con le vele ammainate e il passaggio in testa alla flotta di Abu Dhabi.
Poi la Volvo Ocean Race si è reimmersa nella corsa spettacolare verso sud spinta dagli Alisei nel pieno del ‘40esimo parallelo dei ruggenti’ con i bolidi Vo 65 e gli equipaggi tra gli spruzzi e gli schiaffi oceanici, cavalcando le onde prima di puntare nuovamente su Cape Town.

5. Ian Walker, l'Ammiraglio della flotta
In questa prima tappa Ian Walker, lo skipper britannico di Abu Dhabi, l’ha fatta da padrone trascinando il suo equipaggio a tagliare per primo il traguardo ‘sudafricano’ proprio davanti a Dongfeng e a Brunel, aggiudicandosi inoltre anche la In Port di Cape Town dopo un’avvincente battaglia con Brunel, secondi classificati, e con le ragazze del team SCA, terze dopo una prova convincente.

6. Iker Martinez, assente ingiustificato
Al momento l’unico assente ingiustificato o più che altro inaspettatamente indietro è l’olimpionico e mito della vela oceanica Iker Martinez e il suo equipaggio spagnolo Mapfre  partito da Alicante con ben altre aspettative e settimo nel Leg 1. E proprio Mapfre ha già effettuato un doppio cambio in corsa: Jean-Luc Nélias, che nella scorsa edizione vinse con il team Groupama, sostituirà l’altro francese Nico Lunven e assumerà il ruolo di navigatore. L’altra clamorosa sostituzione è quella del timoniere Michel Desjoyeaux, due volte vincitore del Vendée Globe che “per una scelta consensuale” lascerà il posto al britannico Rob Greenhalgh per una sfida tutta in famiglia con la sorella Libby Greenhalgh navigatore del Team femminile SCA,dando vita all’ennesima e sorprendente storia nella storia di una emozionante Volvo Ocean Race.
Intanto l’equipaggio più giovane della regata, il team turco-americano Alvimedica del nostro Alberto Bolzan non si perde d’animo, cresce miglio dopo miglio e promette che “i conti si fanno solo alla fine”, così come gli svedesi di Vestas che hanno già dimostrato di avere grandi potenzialità.

7. E' già tempo della seconda tappa
Dunque, chiuso il sipario sul Leg 1 è già tutto pronto per il via della seconda tappa. Tra meno di 24 ore la regata riparte per il Leg 2 sulla rotta di Abu Dhabi negli Emirati Arabi.  Altre 6.125 miglia, ancora 66 velisti e sette imbarcazioni in oceano e una regata tutta da vivere. L’unica certezza, nuove emozioni e altre storie da raccontare che solo l’avventura della Volvo Ocean Race ci regala ogni giorno. Reggetevi forte, si ricomincia.
 
 

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