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07/10/2016 - 13:19

Esperienze forti

La giornalista
sul cat volante

Una regata a bordo del GC32 Engie, altro che Montagne Russe....! E' una follia volare sull'acqua a 52 km orari? Se non sei un velista professionista, può esserlo... Ecco il racconto della nostra collega Emanuela Di Mundo, sballottata ma felice: "La sensazione? Una saponetta su una lastra di ghiaccio"

 
 

di Emanuela Di Mundo


Ce ne dobbiamo fare una ragione  catamarani volanti non sostituiranno i solidi monoscafi, ma di certo animeranno sempre  di piú i campi di regata, e prima o poi ce li troveremo come barche da crociera. Ma per questo ci vuole ancora tempo. Per questi oggetti volanti si sta delineando la denominazione di foiling, tanto sono diversi dalla vela tradizional, perché in effetti sono un'altra cosa.

La certezza arriva dopo una regata sul GC32 Engie, a Palma di Maiorca durante la Copa del Rey. Vengo invitata a bordo d Sebastien Rogues, lo skipper, e con lui tutto il team. Mi vesto con salopette, cerata, giubbotto salvagente e casco, incurante dei 30 gradi, aiutata dai 12\13 nodi di vento. Salgo su Engie quando il team è già in mare, con quel minimo di apprensione che non puó non attanagliare chi ha visto le mirabolanti immagini di questi trabiccoli che non nascondono affatto la loro instabilità.

Sono già stata sulla prima versione degli AC 45, a Napoli con James Spithill, il giovane detentore della Coppa America con Oracle. Avevo già provato l'ebrezza di una velocità mai raggiunta prima e la necessità di fidarsi di un team, piú giovane, atletico per quanto preparato forzatamente con meno esperienza dei 'vecchi' volponi della vela, ma questo è ancora una volta tutto un altro gioco.

L'età media scende ancora e a bordo ho l'impressione di vedere in azione una nuova figura: il velista gatto, capace di mantenere la freddezza  quanto di saltare ovunque con scatto felino per qualsiasi manovra. Per quanto mi riguarda cambia la prospettiva: non piú seduta a poppa su un trespolo come sull'AC 45, ma a prua sulla rete tra i due scafi, accomodata nello spazio che mi compete, un rettangolo nel quale mi posiziono cercando di offrire a cime e scotte la minore possibilità di impigliarsi nei miei piedi e gambe.

Pochi centimetri piú avanti e mi sentirei davvero una polena. Dalla mia posizione privilegiata osservo tutto, le prue per esempio, a forma di scafo rovesciato: tagliano l'acqua di netto, sprofondano nelle onde e riemergono rapidamente. Capisco in pochi secondi che non ho alcuna possibilità di rimanere asciutta e come la barca prende il via imponenti secchiate di acqua mi tolgono qualsiasi dubbio.

La partenza della regata è buona, siamo tra i primi e dall'esiguo spazio tra noi e le altre barche capisco l'abilità del timoniere. Il nostro GC prende subito velocità e si alza sui foil, siamo almeno ad un metro e mezzo dall'acqua e inizio a sentire un rumore simile a quello di un aereo. Noto che il rumore si confonde con quello degli aerei in fase di decollo, quindi ancora molto bassi. Questi catamarani che sono leggeri e veloci e grazie ai foil di ultima generazione e ad un peso estremamente ridotto, navigano completamente fuori dall'acqua mantenendo in immersione solo la parte terminale dei timoni portanti.

In questa  condizione gli scafi sono ancora piú alti sull'acqua, la velocità aumenta sensibilmente, l'unico rumore che si sente  è quello del vento sulle vele e del fruscio dell'acqua, a piena velocità, poco meno di 30 nodi, il rumore degli aerei veri svanisce, e la barca è molto instabile: la sensazione è quella di essere su una saponetta bagnata lanciata su una lastra di ghiaccio. Si arriva alle boe, ce ne sono due e ognuno sceglie quale girare. Per chi come me è a prua l'immagine è quella di alcuni che vanno a destra, alcuni a sinistra, alcuni che hanno girato e ti vengono incontro attraversando la tua rotta.

Tutti navigano con una evidente instabilità, non solo relativamente alla rotta, per la quale ci si sente come su un aquilone ma anche per i repentini su e giú degli scafi per via delle onde: passo da due metri di altezza a seduta dentro l'acqua per intenderci. Movimenti che rendono queste barche ancora piú instabili e difficili nel direzionarle.

Siamo al traverso, e voliamo a 28 nodi quando una busta di plastica in mare si impiglia nella parte del timone in acqua e con movimento fulmineo ci blocchiamo facendo un violento “testacoda”sprofondando violentemente in acqua.  E’ un miracolo che non sia volata fuori, e così anche i ragazzi del team. Ad ogni passaggio in boa ho la sensazione che qualcuno dall'alto muova i fili per non far collidere le barche una con l'altra, o tutte insieme.


IL GC32
Nasce con l'idea di offrire a team professionali e non un catamarano veloce, di ultima generazione, meno costoso ed impegnativo dei catamarani di Coppa America. Proprio i team che parteciperanno alla prossima America's Cup, come Norauto con il fuoriclasse Frank Cammas  utilizzano un GC32 per allenarsi.

Lunghezza  12.00 Metri
Larghezza.   6.00 Metri
Peso.            975 Chili
Albero         16.59 Metri
Randa         60.00 Metri quadri
Fiocco         23.50 Metri quadri
Gennaker    90.00 Metri quadri

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