Barche con le idee
Dehler 30 OD,
offshore a tutti
Anche Dehler partecipa alla corsa per la Keelboat Offshore olimpica? Ecco il Dehler 30 OD, One Design d'altomare progettato per equipaggi ridotti, che riunisce (in 10 metri) molte soluzioni e trovate viste sui grandi racer oceanici. A partire dalla prua svasata stile ultimi Imoca...
Cos'è il Dehler 30 OD, visto in anteprima su carta l'estate scorsa e annunciato al varo nel 2019? Un one design offshore, di queste dimensioni, fa immediatamente pensare alla nuova Keelboat doppio misto che World Sailing ha immaginato per le Olimpiadi di Parigi (Marsiglia) 2024. In realtà il progetto ha radici antecedenti, non è detto che sia nato per quella idea, ma certo si avvicina molto al concetto: barca per navigazioni d'altomare, medie o lunghe, in solitario o in coppia, senza foil, nella dimensione massima di poco sotto ai 10 metri.
Il Dehler 30 OD magari nasce fiutando un nuovo mercato, anche a prescindere dalle decisioni olimpiche (ancora di la da venire: le scelte di WS devono essere ratificate dal CIO che ha tempo fino al 2021, quindi si va alle lunghe, e nel mondo velico resta forte il malcontento per lo scambio Finn-Offshore), e forse a ragione. La vela offshore sta crescendo nell'interesse del pubblico. Grandi cantieri come Beneteau (a cominciare dal Figaro 3) e Jeanneau (si pensi alla serie Sun Fast) si cimentano sul tema, e come loro anche altri progettisti e costruttori.
L'idea di una barca marina con una abitabilità spartana ma completa, pronta a portarvi ovunque, è un concetto che attira i velisti. Non mancano le osservazioni critiche sulla realizzazione specifica. Il Dehler 30 OD monta un motore elettrico di 4CV: scelta lodevolissima nell'ottica ormai irrinunciabile della sostenibilità ambientale, ma rischiosa per un piccolo yacht che si vede in lunghe traversate, e avrà sicuro bisogno di trasferimenti con ogni tempo, anche senza vento. Va poi considerata la larghezza e verificata l'effettiva carrellabilità della barca, altra condizione essenziale collegata al suo utilizzo. E infine la presenza di water ballast lascia dubbi sul costo finale che rischia di non essere economico.
Il cliente tipo è un amante dell'offshore tout-court (e quindi la sceglie per il suo feeling da "piccolo Imoca")? Ha in programma regate oceaniche semi-pro (come la Transquadra) (in questo caso è difficile che possa battere scafi più grandi come SF3600 o JPK 1080)? Vuole tentare un circuito tipo quello delle lunghe italiane? Insomma c'è da attendere la barca in acqua, o dal vivo (forse al BOOT di Dusseldorf), per capire meglio.
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